L'Italia comincia dall'Inghilterra nel Mondiale delle proteste

Alla fine si è arreso anche lui, Sepp Blatter. Stretto tra gli imprevisti sempre più nuovi che stanno accompagnando il conto alla rovescia dei prossimi Mondiali, il boss della Fifa non ha potuto far altro che rivolgersi a “Dio e Allah” affinché preservino l’organizzazione della competizione da ulteriori contrattempi. Oggi però in scena a Salvador, Bahia, città colorata e danzante che è riuscita a rispettare le consegne e a ultimare i lavori alla Stadio Fonte Nova nei tempi stabiliti, è andato in scena il sorteggio dei gironi. L'Italia finisce nel girone D e incontra un'altra europea, l'Inghilterra. Le altre due avversarie saranno Uruguay e Costa Rica. di Ronald Giammò
14 AGO 20
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Alla fine si è arreso anche lui, Sepp Blatter. Stretto tra gli imprevisti sempre più nuovi che stanno accompagnando il conto alla rovescia dei prossimi Mondiali, il boss della Fifa non ha potuto far altro che rivolgersi a “Dio e Allah” affinché preservino l’organizzazione della competizione da ulteriori contrattempi.

Oggi però in scena a Salvador, Bahia, città colorata e danzante che è riuscita a rispettare le consegne e a ultimare i lavori alla Stadio Fonte Nova nei tempi stabiliti, è andato in scena il sorteggio dei gironi.
Questa la composizione degli otto gruppi:
A: Brasile, Croazia, Messico, Camerun
B: Spagna, Olanda, Cile, Australia
C: Colombia, Grecia, Costa d’Avorio, Giappone
D: Uruguay, Costa Rica, Inghilterra, Italia
E: Svizera, Ecuador, Francia, Honduras
F: Argentina, Bosnia, Iran, Nigeria
G: Germania, Portogallo, Ghana, Stati Uniti
H: Belgio, Algeria, Russia, Corea

Il crollo dell’Itaquerao, stadio di San Paolo dove si disputerà il match d’apertura della manifestazione, è stato solo l’ultimo degli ostacoli che la macchina organizzativa del Mondiale dovrà ora superare dopo che altri imprevisti, tra il diplomatico e lo stilistico, ne hanno già minato l’efficienza negli ultimi mesi. Aveva iniziato Aldo Rebelo, il ministro dello Sport, che a ottobre aveva rassegnato le sue dimissioni entro il dicembre 2014 per potersi concentrare sulla corsa alle presidenziali, non prima, aveva però avvertito, “di aver consegnato alla Fifa i sei stadi restanti” che mancavano all’appello. Agli introiti che il ministro andava celebrando come eredità del successo della manifestazione – turismo, commercio e tutto quello di cui potrà beneficiare il paese al termine del Mondiale – il paese ha però risposto con proteste e rivolte di piazza andate in scena durante la prove generale della competizione, quella Confederations Cup giocata quest’estate e andata in archivio più per le barricate stradali trasmesse in mondovisione che per i gol dei suoi protagonisti.

Sbaglia chi crede che il paese abbia reagito facendo fronte comune a difesa del suo sogno. Affidatasi alle sue leggende in qualità di ambasciatori, la patria del futebol ha dovuto incassare i j’accuse di un altro suo figliol prodigo, il tetracampeao Romario, che lanciatissimo nella sua ascesa politica non ha risparmiato critiche a Pelè – “quando parla si deve far silenzio ma ultimamente sta dicendo solo un sacco di cavolate” - e ad altri illustri campioni autoctoni lamentando l’assenza di un progetto di riqualifica territoriale e sociale senza il quale molti degli stadi già messi in cantiere resteranno inabitati.

Infine è toccato al look salire sul banco degli imputati. La maglia da gioco della selaçao creata apposta per il Mondiale e presentata in pompa magna a ritmo di musica e danze è stata rispedita alla casa di produzione perché sotto al logo della CBF pentastellata si è pensato bene di togliere la scritta Brazil. Dimenticarsi il proprio nome avrà fatto storcere il naso a molti, ma dimenticarsi della vastità del Brasile è stato, se possibile, un errore ancora più grossolano, e solo oggi ci si è resi conto che eccezion fatta per il Belgio (698km), le altre squadre dovranno imbarcarsi per trasferte da migliaia di chilometri e una menzione speciale va fatta per colei che occuperà la casella G4, ovvero gli Stati Uniti, squadra odissaica della rassegna costretta a un tour de force di quasi 6.000km: come dire prima partita a Napoli, seconda a Stoccolma e chiusura a Mosca. Per tacere poi del clima, con partite in calendario fissate per le 13 locali, a temperature proibitive e tassi d’umidità che ricordano quelli di Usa 94, quando i giocatori erano costretti a ricorrere alle flebo per recuperare i liquidi persi durante le partite. Il nostro commissario tecnico Cesare Prandelli, memore dell’esperienza in Confederations Cup, dove il gioco veniva interrotto anche tre volte a partita per permettere ai giocatori di rinfrescarsi, ha lanciato l’idea di introdurre due time out incontrando inattese quanto perplesse aperture da parte del segretario della Fifa, Jerome Valcke, che ha ricordato come i time out siano stati già previsti e autorizzati. Il come e il quando lo scopriremo più in là.
di Ronald Giammò